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a cura di Agenzia regionale di sanità Toscana 

Che cosa ti aspetti da me? Il romanzo di Lorenzo Licalzi

03 Febbraio 2017

Una storia, quella scritta da Lorenzo Licalzi, come tante, comune: un settantottenne cresciuto in una buona famiglia, istruito, che a causa di un ictus (che gli paralizza completamente la parte sinistra del corpo) si ritrova a vivere quel che resta della sua vita in una RSA.

Il racconto è in prima persona, un punto di vista che non ci appartiene, ma che coglie in profondità i gesti di chi vive e lavora dentro la struttura, gli atteggiamenti a volte scontati e intrisi di abitudine che quotidianamente scivolano via nei giorni sempre uguali, il senso degli ultimi giorni, mesi o anni della propria vita.

Le vicende e le vicissitudini di chi “sopporta” da dentro la vita della RSA, che potrebbe essere una qualunque struttura, perché i personaggi e le vicende narrate dall’autore li ritroviamo quotidianamente nelle nostre RSA, con altri nomi, con altri passati, ma con le stesse problematiche, richieste, necessità.

Da leggere tutto d’un fiato, il linguaggio è semplice, diretto, vero. Un libro che ogni persona che gravita intorno al mondo delle RSA dovrebbe leggere.


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Le domande che pervadono chi deve decidere se inserire o meno il proprio caro in RSA, i dubbi, le perplessità, i sensi di colpa ci vengono “buttati addosso” dalla narrazione sincera, vera e profonda del protagonista. Le risposte si trovano nel cercare di capire come scorre il tempo, quali emozioni prova colui che la decisione della RSA la subisce e basta. Spunti profondi, da fare propri.
Ascoltare l’anziano da dentro, dal suo punto di vista e non dell’esperto di turno che viene a psicanalizzare la situazione lavorativa, ribalta e rovescia le certezze di ciascuno. Le abitudini e la prassi dell’operare quotidiano completamente stravolti da un punto di vista che non ci appartiene, ma che ogni operatore dovrebbe fare proprio per capire sempre più a fondo l’importanza del proprio mestiere, di chi ha scelto di prendersi cura dell’altro non solo con falsa pietà o buonismo, ma con tutto il proprio essere.




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